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18 febbraio 2008

Indagine e Gioco: la doppia faccia della Criminologia?

Oggi ho il piacere di ospitare il Guest Post di Gianandrea Serafin, sul tema "Indagine e Gioco", leggi il regolamento.

Parlare del rapporto che intercorre fra indagine e gioco, per me rappresenta una novità, dal momento che mi sono sempre interessato alla Criminologia solo da un punto di vista professionale.
In effetti negli ultimi anni si sono sviluppati oltre che un interesse mediatico per la materia, anche un interesse ludico, e la tecnologia ha sicuramente favorito questo sviluppo; in particolare con il proliferare di siti internet a tema, ed ad un livello più commerciale anche serie televisive ed giochi per pc, playstation etc.
Ebbene si, la Criminologia ha iniziato ad uscire dalle sole aule accademiche o di tribunale per approdare sul grande schermo suscitando l’interesse dei molti.
Credo che, prima di entrare nel vivo della questione, sia interessante fare alcuni riferimenti al passato, ed in particolare ai primi scritti e scrittori che si sono occupati di criminologia ed indagine non in senso professionale.
Fra tutti mi premeva citare il grande Conan Doyle, padre del celeberrimo Sherlock Holmes, considerato da molti come il padre del metodo logico-deduttivo e che ha ispirato persino personaggi televisivi contemporanei, per citare uno solo Gil Grissom di CSI: Crime Scene Investigation che con la sua celebre frase “le persone mentono, le prove no” rispecchia bene quel che era la natura del sopraccitato metodo logico-deduttivo; dove l’esame e l’analisi delle prove fisiche (le cosiddette evidence) risulta essere funzionale agli aspetti più deduttivi dell’analisi criminale, attraverso la ricerca di connessioni fra le prove stesse ed il presunto autore di reato.
Una seconda citazione, per atro doverosa, va all’ideatore dei cosiddetti “delitti della camera chiusa”, sto parlando ovviamente del noto scrittore Edgar Alan Poe. L’ipotesi di un delitto che avviene in una camera chiusa e risulta essere senza movente, senza colpevole e persino senza arma del delitto, per altro è molto in linea con il tema del gioco per i numerosi risvolti a cui può dare origine. Per il meno esperti, ricordo la discussa questione del cosiddetto “omicidio perfetto”, questione particolarmente complessa e apparentemente risolta con la considerazione che in realtà “l’omicidio perfetto non sarebbe realizzabile, ma solo un’indagine imperfetta quale unica causa della irrisolvibilità dell’enigma”. Questione peraltro condivisa dal sottoscritto.
Per continuare questa breve analisi del rapporto fra investigazione e gioco, ricordo di alcune interessanti iniziative che nel corso degli anni si sono susseguite nel territorio italiano. In particolare le “cene con delitto”, incontri crimino-ludico-culinari, dove durante la cena i commensali sono coinvolti nell’analisi di un delitto (più o meno inventato), attraverso la presentazione e l’esame delle prove. Al risolutore del caso, infine, viene fatto un regalo.
Con l’avvento delle serie tv come la sopraccitata CSI, Criminal Minds, NCIS, etc, anche il gioco ha iniziato ad interessarsi dell’investigazione.
Ricordo che qualche anno fa anche la nota rivista Focus propose ai suo lettori i videogiochi della serie televisiva più famosa con ambientazione a Las Vegas e Miami.
Interessante la possibilità che il pc offre al giocatore di addestrarsi nei meandri dell’investigazione scientifica, ed in particolare delle metodologie che la criminalistica offre agli operatori della polizia scientifica che intervengono direttamente sulla scena del crimine. I giochi di CSI: Crime Scene Investigation ne sono un esempio, tant'è che anche la stessa polizia scientifica italiana si adoperò, alcuni anni fa per ricreare un simulatore virtuale di sopraluogo da utilizzare per l’addestramento dei propri operatori. Simulatore che, per altro, è stato proposto in edicola anche dalla rivista Newton in allegato ad un numero speciale tutto dedicato alla polizia scientifica.
Il simulatore, realizzato con sofisticati software 3D, permette di entrare nel vivo dell’attività di polizia scientifica attraverso quello che viene comunemente chiamato “sopraluogo sulla scena del crimine”.
Tutto inizia con la chiamata dei reparti territoriali, che attraverso messaggi registrati che danno alcune informazioni sulla notizia criminis. Da cui l’operatore man mano che si avvicina alla scena del crimine incontra i testimoni oculari, anch’essi attraverso messaggi vocali registrati, fino ad arrivare in prossimità del luogo in cui è situato il cadavere.
Da cui in avanti starà all’operatore/giocatore di adoperarsi nelle azioni più opportune: una prima fase della simulazione consisterà nell’esame del cadavere, e della lettura del verbale del medico legale. Fino ad una vera e propria attività di repertamento degli indizi, esaltazione delle impronte visibili/latenti attraverso polveri e reagenti chimici, etc…
La parte interessante consiste nel fatto che il simulatore prevede per ogni azione una serie di ipotesi giuste o sbagliate fra le quali scegliere. Una volta fatta la scelta (o anche più di una) lo stesso simulatore riferirà se la procedura è corretta o meno.
Alla fine del sopraluogo e della ricerca delle prove, si dovrà compilare un verbale in gergo tecnico chiamato “fascicolo di sopraluogo” che conterrà tutte le notizie salienti sul crimine, sulla repertazione degli indizi e su tutte le attività svolte in sede di sopraluogo.
In conclusione di questo breve excursus sulla relazione che vi può essere fra i due campi opposti dell’investigazione, con l’introduzione degli aspetti ludici della Criminologia, scienza che attualmente va “molto di moda” ma che ci tengo a ricordare si occupa spesso di situazioni di disagio psichico e sociale; spero di aver presentato in maniera interessante anche quegli aspetti per cosi dire meno cupi della materia e che si prestano anche ad offrire momenti di spensieratezza attraverso le modalità ludiche che fino a qui vi ho illustrato.

dr. Gianandrea Serafin
E-Mail: gianandrea.serafin@libero.it
http://criminologo.iobloggo.com/