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02 luglio 2008

Perché ho firmato (a denti stretti)

Il logo (animato in flash) che vedete qui sotto


e che trovate in diverse pagine di siti e blog, punta alla petizione "Si alle intercettazioni".
Io ho firmato, anche se non sono completamente d'accordo con il testo.
Se state continuando a leggere posso dedurre che vi interessa sapere cosa non mi è piaciuto e ve ne sono grato, ma andiamo al sodo.
Il testo della petizione recita così:
Al Presidente della Repubblica Italiana.

[omiss]

"Le intercettazioni di comunicazioni sono uno strumento investigativo indispensabile e irrinunciabile per il contrasto delle forme più insidiose di criminalità.

[omiss]

Si tratta, però, di uno strumento investigativo invasivo che, per la sua natura non selettiva, può introdurre nel processo anche notizie e informazioni non rilevanti per le indagini e che possono destare l’interesse degli strumenti di informazione.

Noi riteniamo che i fatti relativi alla vita privata degli indagati e, a maggior ragione, delle persone estranee alle indagini, le cui conversazioni siano casualmente captate, non possano e non debbano essere divulgati e pubblicati. Occorre prevedere una selezione del materiale necessario per il processo e la eliminazione del materiale che non serve. Su questo riteniamo sia necessario un intervento normativo."
Nulla da ridire sulla importanza e sulla necessità delle intercettazioni per indagare a 360 gradi. Il mio problema è che non ritengo che la privacy sia una questione urgente per il parlamento.
Se anche qualche centinaio di SMS privati venissero divulgati ... pazienza, è un male minore.
Come al solito il Cavaliere ci sta facendo parlare e riparlare di questioni marginali, del dito che indica la luna e, purtroppo, la nasconde.
La petizione invece sottolinea la necessità di occuparsi della privacy. Secondo me non era necessario, ma ho firmato per riavere a disposizione le intercettazioni.