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28 luglio 2008

I miti sugli omicidi seriali

I serial killer sono l'argomento che più solletica il pubblico del genere giallo, proprio per la sua natura di sfida aperta e reiterata tra i criminali e le forse della giustizia. I telefilm investigativi molto spesso si soffermano proprio su queste storie, spesso preoccupandosi di accrescere il coinvolgimento di pubblico fino al punto di allontanarsi da ritratti realistici dei serial killer, proprio per perseguire il loro scopo.
Chi invece investiga veramente deve assolutamente estirpare le convinzioni trasmesse dai media, altrimenti rischia di commettere degli errori che possono portare all'impossibilità di risolvere i casi esaminati.
  1. i serial killer non sono dei reclusi, disadattati che vivono soli. Non sono evidentemente dei mostri e possono non apparire strani. Molti serial killer si nascondono appiattendosi nella comunità in cui vivono. Spesso hanno famiglie e case, lavorano e sembrano essere normali membri della società.
  2. i serial killer appartengono indifferentemente a tutte le etnie. Bianchi, neri o asiatici, le statistiche che dovessero evidenziare differenze su questo parametro probabilmente rispecchiano la distribuzione della popolazione esaminata.
  3. i serial killer non uccidono solo per sesso. Spesso, oltre alla ricerca di attenzione, le loro motivazioni sono anche rabbia, eccitazione e difficoltà economiche.
  4. i serial killer possono smettere di uccidere. Possibilmente perché trovano altre attività che li soddisfano o perché hanno soddisfatto la loro motivazione, il loro bisogno (di sesso, di attenzioni, ecc.)
  5. i serial killer possono non essere pazzi e possono non essere geni. Insomma il genio del male è solo una invenzione.
  6. i serial killer non vogliono essere catturati, anzi con l'esperienza affinano le loro tecniche per rimanere impuniti. Piuttosto tendono a pensare che nessuno possa riuscire a catturarli e, per fortuna, questa convinzione li porta a commettere degli errori.
Queste indicazioni, secondo l'FBI, possono essere utili a chi investiga sugli omicidi seriali, ma anche a chi scrive romanzi gialli per non cadere in stereotipi battuti e già noti che potrebbero stufare i lettori.